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Le cimici: comportamenti sessuali violenti obbligati

postato da Mujeres Libres blog [24/01/2009 22:39]

Ancora una volta sul corpo delle donne si svolge la bieca battaglia maschilista per il potere.

Ancora una volta questi parassiti sessuali utilizzano  la paura gettata a manciate come mais ai piccioni dai media, per assoggettare ai propri scopi i nostri corpi.

E dire che gli stupri, avvengono davvero ed in tutto il mondo. Ma in tutto il mondo sono solo la punta di un iceberg, quello della cultura partriarcale.

Un solo nome e nessuna razza.

In Francia una donna ogni 4 giorni muore a seguito delle percosse da parte del partner;

l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riferito che almeno il 70% delle donne vittime di omicidi  sono state uccise dal loro partner maschile;

secondo una stima del governo russo 14.000 donne vengono uccise ogni anno dai loro partner;

in media 2 donne a settimana vengono uccise dai loro partners attuali o passati in Gran Bretagna;

in Spagna 7 delle 72 donne assassinate in un anno dai loro partner abituali, erano sotto misure di protezione.

Questi dati solo per rimanere qui vicino a noi e non guardare per esempio, il Guatemala che solo ad aprile dello scorso anno è riuscito a legiferare contro il femminicidio per cui è noto

Tutto ciò ci dice due cose:

che bisognerebbe preoccuparsi in modo serio di questa efferatezza del genere maschile, su quello femminile e che quell'efferatezza riguarda l'ambito conosciuto e famigliare.  

Lo stupro da sconosciuti, quello nelle campagne, dei vicoli bui,  è usato a livello mediatico, solo quando si vuole fare audience politico.

Non che non esista, certo che no. E' costante, purtroppo, ma sale alla ribalta solo quando serve.

Quando non lo vedete sui giornali, accade lo stesso....   

Il comune di Roma continua a dire di volersi costituire parte civile, ma poi non lo fa...   e si ipotizza di spiegare eserciti, maschi, con bandiere razziste

Tutte a casa, donne!

Questa sarà la soluzione  che sarete ‘'gentilmente'' invitate ad adottare.

Come le cimici*,  i nostri politici.

 24/01/2009 Mujeres  Libres

* Fra i comportamenti sessuali violenti obbligati riscontrabili nelle specie animali inferiori il più emblematico è senz'altro il seguente: «...Il maschio della cimice possiede un formidabile pene, lungo ed affilato come una spada, che usa in modo del tutto perverso in quanto lo infila traumaticamente nell'addome della femmina, perforandone la parete, per poter espletare la cosiddetta "copulazione traumatica". Con tale metodo i maschi della cimice "Xilocaris maculipenis" stuprano altri maschi, inseminandoli coattivamente, in modo che gli spermatozoi iniettati raggiungono il "canale deferente" (o "condotto spermatico") della vittima, per cui ne deriva che, se lo "stuprato", a sua volta, compie la "copulazione traumatica" con una femmina la insemina, inevitabilmente, anche con gli spermatozoi dello "stupratore" realizzando la cosiddetta "inseminazione per procura"...»

L'ipotesi patogenetica più accreditata considera lo "stupro" in ambito umano  come un'"anomalia biosociale multifattoriale". Prima di leggerla,  si rammentano i numeri della violenza pubblicati nel 2007 dall'Istat.

 

Dall' Istituto Affari Sociali

Difesa sociale - vol. LXXXV, n. 1-2 (2006), pp. 77-88

GLI ASPETTI SOCIOBIOLOGICI DELLO STUPRO

Fernando Liggio

Introduzione

Con il termine "stupro", che deriva dal verbo latino "stupro-as-avi-atum-are" ("violare"), si suole indicare la costrizione forzata di una persona non consenziente a dover subire un rapporto carnale. Tale azione delittuosa, individuale odi gruppo, può essere perpetrata di sorpresa in una strada buia e deserta, ma anche con l'intrusione in una casa in cui la vittima predeterminata viva in solitudine.

Parimenti, è considerato "stupro" il congiungimento carnale con soggetto incapace di intendere e volere, nonché quando la resistenza della vittima è vinta con l'uso di alcolici, droghe o narcotici (1). In epoca preistorica lo "stupro" costituiva un'ef-ficace strategia per sparpagliare diffusamente i propri geni (Thornhill e Palmer,2000). Pertanto, non si può escludere che lo "stupro", il quale aveva funzione adat-tiva per gli ominidi del pleistocene, attualmente costituisca, un atavismo, ossia il residuo o la ricomparsa di un carattere biologico che, sebbene utile nel favorire la selezione naturale dei lontanissimi antenati, attualmente deve essere considerato come indice di ipoevoluzione o di regressione, poiché l'equivalente evolutivo attuale è costituito dall'infedeltà al partner abituale. Sarebbe interessante poter accertare se la maggior parte degli infedeli esercitino lo "stupro" qualora non riescano ad ottenere rapporti sessuali condiscendenti e se gli individui nati da rapporti extraconiugali consenzienti e quelli nati dall'esito dello "stupro" siano selet- tivamente più sani e più robusti. Ma, la maggior parte degli "stupri" non dà esito a gravidanza soprattutto perché gli stupratori moderni di solito non riescono a man-tenere l'erezione fino all'eiaculazione. Quindi, difficilmente gli stupratori attuali riescono a propagare i propri geni altamente selettivi, anche quando la loro prefe-renza è rivolta a donne giovani, formose e riproduttive.

Lo "stupro" pur configurandosi in apparenza come un atto di violenza sessuale, costituisce essenzialmente

un'espressione di rabbia che scaturisce da un intollerabile sentimento d'inefficienza e di mancanza di potere sulla donna.

Etiopatpgenesi

L'ipotesi patogenetica più accreditata considera lo "stupro" come un'"anomalia biosociale multifattoriale" ed è essenzialmente espressa dalle seguenti quattro teorie:

I) La teoria convenzionalmente denominata "femminista" (Brownmiller, 1975;Clark e Lewis, 1977; Dworkin, 1981; Schwendinger e Schwendinger, 1983;ecc.), secondo la quale l'aggressione sessuale non è motivata da un impellente desiderio erotico, ma da un desiderio di dominare, controllare, umiliare e, quindi, mantenere la donna in uno stato di asservimento politico ed economi-co nei confronti dell'uomo. Pertanto, una riduzione delle disparità economiche e politiche dovrebbe far diminuire la tendenza allo "stupro" anche se non si può escludere che, inizialmente, gli uomini potrebbero aumentare le aggres-sioni sessuali verso le donne per ritorsione e per rinsaldare il loro predominio.

II) La teoria convenzionalmente denominata "dell'apprendimento sociale"(Malamuth, 1981, 1983, 1984, ecc.; Check e Malamuth, 1985; Zillmann,1984; Linz, 1985; ecc.), secondo la quale l'aggressione sessuale deve essere interpretata, non dissimilmente dalla precedente teoria, come un prodotto di una tradizione repressiva nei confronti della donna e non come reazione ad un'impellente desiderio erotico, nel cui determinismo avrebbero scarsa influenza i fattori biologici; tuttavia, tale teoria si differenzia dalla precedente perché dà importanza all'"apprendimento per imitazione" (Bandura, 1978) anziché ai fattori politici ed economici; secondo questa teoria, in ultima analisi, l'aggressione sessuale sarebbe una specifica forma di comportamento che gli uomini hanno gradualmente appreso, divenendo progressivamente desensibilizzati alle relative conseguenze dannose, associando la violenza al piacere sessuale e divenendo persuasi che la gratificazione sessuale si può ottenere rapidamente aggredendo le donne.

III) La teoria convenzionalmente denominata "evoluzionista" (Symons, 1979; Shields e Shields, 1983; Thornhill e Thornhill, 1983, 1987; Marshall, 1984); Thiessen, 1986; Ellis, 1989; ecc.), secondo la quale l'aggressione sessuale è motivata dal fatto che un uomo ha tanto più probabilità di riprodursi quante più donne riesce a fecondare, in contrasto al fatto che una donna per istinto si lascia fecondare spontaneamente, senza opporre alcuna resistenza, solo se intravede nell'uomo determinate capacità che le lasciano desumere in lui la potenzialità di poterla assistere nella cura della prole, per cui la selezione natu-rale avrebbe favorito i suddetti due diversi comportamenti, incentivando il maschio al ricorso della forza fisica per assicurarsi l'accoppiamento in caso di carenza delle qualità che lo renderebbero adeguato a soddisfare i criteri di selezione della femmina. Sebbene, la frequenza di dette predisposizioni gene- tiche varia nell'ambito della specie, tuttavia, come attesta Ellis (1989), le vittime di aggressione sessuale risultano, generalmente, essere in età fertile e le probabilità di riprodursi con l'uso della forza risultano pressoché pari alle pro-

babilità di riprodursi offerte da una congiunzione sessuale consenziente.

IV) La teoria, definibile "delle variabili di rischio", secondo la quale nei soggetti adusi ad aggressioni sessuali spesso si riscontra l'incidenza di vari fattori di rischio, sia d'ordine motivazionale che compulsionale, la cui interazione con fattori situazionali di opportunità determina la messa in atto dell'aggressione sessuale. Le predette variabili di rischio si riscontano specialmente nei soggetti con la costituzione definita di "mascolinità ostile" (Malamuth e Coll.,1991) e nelle situazioni di promiscuità sessuale come dimostrano gli alti punteggi riportati dagli stupratori sottoposti a tests rivelanti sia la costituzione di "mascolinità ostile" che lo stato di promiscuità sessuale. In sintesi, questa teoria si basa sui seguenti quattro punti fondamentali: 1) a rendere attuabile l'aggressione sessuale non è la semplice somma dei vari fattori di rischio, bensì l'alterazione risultante dalla loro combinazione; 2) la sussistenza di una certa specificità delle variabili a rischio attive, nel senso che quelle che deter- minano l'aggressione sessuale di un uomo contro un altro uomo sono diverse da quelle che determinano l'aggressione sessuale di un uomo nei confronti di una donna; 3) le variabili di rischio che contribuiscono a determinare un com-portamento di aggressione sessuale possono esprimersi in comportamenti aggressivi non palesemente sessuali per cui l'aggressione sessuale concreta può essere vista come espressione di un modo generico di gestire le relazioni conflittuali con le donne; 4) l'importanza del ruolo dell'ambiente sociale individuato da Brofenbrenner (1979) nelle precoci esperienze familiari duran-

te l'infanzia, nel tipo di gruppo dei coetanei frequentati, nei valori culturali, nei sistemi di credenze religiose, ecc. - come variabile predittiva del rischio che un uomo metta in pratica un atto di aggressione sessuale. L'ipotesi che onsidera lo "stupro" come un particolare anomalia biosociale multifattoriale, contemplata nelle suddette quattro teorie, si articola nei seguenti quattro unti fondamentali: 1) la condotta aggressiva di "stupro" deriverebbe dalla isultante di due pulsioni innate cioè non apprese) consistenti nell'istinto sessuale e nell'istinto di possedimento, poiché gli animali, in genere, aggrediscono per appropriarsi sia della partner sessuale sia delle provviste alimentari

(Phillips e Coll., 1969; Richard e Schulman, 1982; Sachser e Hendricks, 1982;Wilson e Daly, 1985; Albert e Coll. 1986, 1987; Lewin, 1987); 2) la selezione aturale avrebbe favorito nei maschi lo stabilirsi di un comportamento sessuale più forte e più decisivo ed avrebbe favorito quei maschi che, pur di riprodursi, hanno imparato ad usare anche tattiche in cui la partner sessuale viene orzata all'accoppiamento allorché non trovano femmine disposte ad accoppiarsi con loro in quanto ppaiono sprovvisti delle risorse da esse desiderate;

3) la condotta aggressiva di "stupro" sarebbe dovuta ad una predisposizione nnata ed a modalità appresa esperienzialmente non per imitazione, ma gradualmente attraverso rinforzi positivi in base ai risultati gratificanti, via via ntensificati dal raggiungimento dello scopo; 4) la condotta aggressiva di "stupro" sarebbe facilitata da un'eccessiva impregnazione delle strutture cerebrali, devolute alla funzione sessuale, da parte degli ormoni androgeni, tale dasminuire la considerazione della sofferenza arrecabile alla vittima e delle conseguenze di punibilità; in tal senso potrebbero essere più a rischio di commettere aggressioni sessuali quei soggetti che sono stati esposti ad elevate dosi di testosterone durante il periodo perinatale e che non sono in grado di trovare partner sessuali consenzienti, anche perché incapaci a recepire i segnali emozionali inviatigli dalle donne (Lipton e Coll., 1987); inoltre, tali individui tendono ad essere eccitati sessualmente, in situazioni di laboratorio, sia da scene di aggressione sessuale che da scene di rapporti sessuali consenzienti (Murphye Coll., 1985; Ellis, 1989). Infine, le tre teorie, basate sull'ipotesi che considera lo "stupro" come un particolare fenomeno biosociale multifattoriale,spiegano il fatto che alcune variabili demografiche sono significativamente correlate alla probabilità di commettere aggressioni sessuali, facendo riferimento al concetto evoluzionista del continuum che va dalla selezione, indica-

ta con la sigla "R", identificata dalla coesistenza di rapido raggiungimento dell'età fertile, periodo di gestazione relativamente breve, prole numerosa e vita più corta, alla selezione, indicata con la sigla "K", identificata dalla coesistenza di lento raggiungimento dell'età fertile, periodo di gestazione relativamente lungo, prole minima e vita più lunga. Le caratteristiche rispondenti alla selezione "R" si riscontrano in tutti i mammiferi, esseri umani compresi, con maggiore incidenza nei maschi. Gli individui rientranti in questa categoria di selezione sono più inclini ad aggredire i propri simili (aggressività intraspecifica) perché non sono abituati né a prendersi cura della numerosa prole né a compiere azioni altruistiche. Quindi, in questi soggetti, giovani e privi di quelle

risorse che consentono di accudire la prole, si struttura la tattica di forzare o di ingannare la partner sessuale. Queste caratteristiche, concomitanti ad uno status sociale di basso livello, sono proprio quelle che sono state riscontrate nella maggior parte degli "stupratori".

Caratteristiche tipologiche deglistupratori

Per poter stabilire una classificazione tipologica degli "stupratori" devono essere prese in considerazione le seguenti quattro categorie di fattori: 1) le modalità specifiche, determinate dalla selezione naturale della specie umana, che mediano l'interazione tra stimoli ambientali e risposte comportamentali individuali; 2) le differenze dei meccanismi neuropsicologici che connettono aggressività e sessualità nei rapporti tra i sessi; 3) le differenze culturali e subculturali riguardanti le

ideologie riguardanti la sessualità; 4) le variabilità individuali genetiche, ormonali, esperienziali, ecc. dei maschi (Hall e Coll., 1993). Tuttavia, Knight e Prentki(1987), in considerazione del fatto che la multifattorialità del fenomeno dell'aggressione sessuale implica anche un'eterogeneità nei tipi di aggressori sessuali (ognuno con diverse motivazioni comportamenti e con diverse modalità di eccitamento sessuale), hanno raccolto per anni, presso il Massachussetts Treatment Center (MTC), dati, prima clinici e poi sperimentali, che hanno consentito di sviluppare una "tipologia degli stupratori" (tipologia MTC) derivata dalla classificazione in base alla natura ed alla motivazione del comportamento aggressivo, al ruolo dell'eccitazione e della motivazione sessuale. D'altra parte, in studi di confronto effettuati su "stupratori" sottoposti alla visione di scene di "stupro" è stata

evidenziato un comune effetto di eccitazione sessuale, sebbene i diversi tipi della classificazione MTC presentassero diversi modelli di eccitazione sessuale in risposta alle scene di "stupro". In particolare, la tipologia MTC distingue gli "stupratori" in base alla presenza di tratti criminali (valutati tramite lo Psychopathy Checklist Revised, messo a punto da Hare nel 1991), all'entità della disinibizione, che ha reso possibile la messa in atto del comportamento di aggressione sessuale, ed alla presenza di sadismo. La tipologia MTC, in complesso, distingue ben sei tipidi stupratori come segue: 1) il tipo "criminale opportunista" caratterizzato da scarso controllo degli impulsi, storia di comportamenti criminali, scarsa empatia, uso strumentale impulsivo della violenza per cui l'aggressione sessuale è messa in atto, occasionalmente, d'impeto (4) e senza alcuna premeditazione, tale tipo di stupratore agisce sempre in conseguenza delle casuali circostanziate opportunità come, ad esempio, in occasione di furto, rapina ecc.; 2) il tipo "non criminale-sessuale

non sadico" caratterizzato da cognizioni distorte sulle donne e sulla sessualità, sentimenti di inadeguatezza sulla propria sessualità e la propria immagine di sé come maschio, fantasie sessuali non aggressive, scarse esperienze di aggressioni non sessuali, eccitazione sessuale durante l'aggressione sessuale; tale tipo di "stupratore"compensa la propria inadeguatezza sessuale con la sottomissione della vittima alla sua mercè senza darle alcuna possibilità di ribellarsi; 3) il tipo "criminale con rabbia pervasiva" caratterizzato da disinibizione permanente nell'attuare l'aggressio-

ne sessuale perché la sua rabbia e la sua ostilità non permettono sentimenti socioaffettivi; eccitazione sessuale della medesima entità sia durante la visione scenica di stupro sia durante la visione scenica di attività sessuali consenzienti, rabbia non diretta esclusivamente verso le donne, disposizione a compiere anche altri tipi di crimini, assenza di fantasie sessuali durante lo "stupro", uso della violenza anche se non necessaria ai fini della congiunzione sessuale, possibilità di commettere uccisione per libidine; tale tipo di stupratore difficilmente prova un vero e proprio

piacere sessuale nel compiere lo "stupro", ma riesce a liberare la rabbia repressa attraverso l'azione violenta; 4) il tipo "non criminale vendicativo" caratterizzato da rabbia non erotizzata diretta esclusivamente verso le donne, uso di minacce verbali, volontà di umiliare e degradare la vittima; tale tipo di stupratore scarica la propria rabbia repressa nel procurare umiliazione e lesioni fisiche alla vittima; 5)il tipo "criminale palesemente sadico" caratterizzato da premeditazione dell'ag-

gressione sessuale guidata da fantasie sessuali violente, aspetto belligerante e rabbioso, propensione ad infliggere gravi lesioni fisiche alla vittima; tale tipo di stupratore si erotizza brutalizzando la propria vittima; 6) il tipo "non criminale sadico latente" caratterizzato dagli stessi aspetti del tipo precedente, ma senza sentire l'esigenza di dover procurare lesioni alla vittima. Secondo Barbaree e Serin (1992) sembra che il primo ed il secondo tipo di "stupratore" preferisca la modalità di eccitamento erotico offerto dal rapporto sessuale consenziente, mentre il terzo ed il quarto tipo di "stupratore" sembra gradire, in eguale misura, sia la modalità di eccitamento erotico offerto dal rapporto sessuale consenziente sia la modalità dieccitamento erotico ricavato dal rapporto sessuale procurato aggressivamente ed, infine, sembra che il quinto ed il sesto tipo di "stupratore" preferisca esclusivamente il modello di eccitamento erotico ricavato dal rapporto sessuale procurato con l'aggressività. Tuttavia, nella specie umana evoluta la condotta sessuale arcaica di "stupro" per essere slatentizzata necessita dell'incidenza combinata di numerosi fattori (5) socioambientali facilitanti e precipitanti variamente, come i condizionamenti rinforzanti i comportamenti aggressivi, l'assunzione di sostanze disinibenti, il vivere in ambienti degradati di estrema povertà per mancanza di attività lavorativa remunerante con l'inevitabile umiliazione per il rifiuto di rapporti sessuali consenzienti da parte delle donne, il subire continue frustrazioni e violenze di ogni altro genere, ecc. Infatti, «...per una serie di fattori, fra cui il sovraffollamento in rapporto allo spazio territoriale ed alle risorse (intese soprattutto come possibilità di lavoro retribuito), l'ordinamento sociale a cicli periodici diviene antibiologico, per cui i membri più emarginati della collettività reagiscono con meccanismi regressivi irrazionali...» (Liggio, 1979), tanto è vero che in tali periodi in cui

l'ordinamento sociale diviene antibiologico, proprio tra gli individui indigenti, senza una proficua attività lavorativa, si riscontra un abnorme aumento di tendenza allo "stupro".

Considerazioni conclusive

In ultima analisi, la condotta di "stupro" appare come una regressione biologica perché le due pulsioni che la determinano, caratterizzate dall'istinto predatorio e dall'istinto sessuale, sono innate in quanto ai fini riproduttivi, dal punto divista filogenetico, sia la tattica aggressivo-predatoria che quella aggressivo-copulatoria risultano ambedue efficacemente selezionatesi nell'evoluzione. Infatti, quasi la totalità degli aspetti psicopatologici della sessualità umana implicano comportamenti aggressivi di ogni genere, il cui programma al fine riproduttivo è codificato nel DNAdi tutti gli esseri viventi ed in molti di essi, filogeneticamente meno evoluti, sono rimasti cristallizzati come comportamenti fisiologici obbligati (Liggio, 1999). Fra i comportamenti sessuali violenti obbligati riscontrabili nelle specie animali inferiori il più emblematico è senz'altro il seguente: «...Il maschio della cimice possiede un formidabile pene, lungo ed affilato come una spada, che usa in modo del tutto perverso in quanto lo infila traumaticamente nell'addome della femmina, perforandone la parete, per poter espletare la cosiddetta "copulazione traumatica". Con tale metodo i maschi della cimice "Xilocaris maculipenis" stuprano altri maschi, inseminandoli coattivamente, in modo che gli spermatozoi iniettati raggiungono il "canale deferente" (o "condotto spermatico") della vitti-ma, per cui ne deriva che, se lo "stuprato", a sua volta, compie la "copulazione traumatica" con una femmina la insemina, inevitabilmente, anche con gli spermatozoi dello "stupratore" realizzando la cosiddetta "inseminazione per procura"...» (Liggio, 2004). Il comportamento sessuale violento nel regno animale sembra avere una funzione biologica molto importante tanto che, come precisano Beach e Ford (1951), «...molti maschi si rifiutano di accoppiarsi con femmine troppo compiacenti

se il coito avviene senza l'abituale zuffa preliminare, raramente porta al concepimento...». Tuttavia, la codificazione genetica dei predetti comportamenti fisiologici obbligati si è progressivamente latentizzata nelle specie animali più evolute in misura diretta alla corticalizzazione neopalliale. Mentre, nelle specie animali meno evolute tale codificazione è talmente attiva da stigmatizzare complessi comportamenti sessuali perversi di tipo aggressivo come coportamenti fisiologici obbligati. Ma, nell'ambito della specie umana, lo "stupro" appare soprattutto come un particolare processo biosociale in quanto si attiva, attraverso complesse situazioni socio-ambientali, in soggetti con tipiche caratteristiche individuali.  Concludendo, infine, si deve precisare che nessuna delle quattro

teorie inerenti all'ipotesi patogenetica, secondo la quale lo "stupro" consiste in un'"anomalia biosociale multifattoriale" non può essere presa in considerazione per gli "stupri di guerra" e per gli "stupri etnici" (Guenivet, 2001). Gli "stupri di guerra", in genere, sono la diretta conseguenza della cosiddetta "licenza di stuprare" che viene tacitamente offerta come incentivo alle truppe militari di occupazione per interessi strategici. Mentre, gli "stupri etnici" sono compiuti con la deliberata intenzione di ingravidare le donne di diversa etnia e tenerle prigioniere fino al parto, con estrema umiliazione, per farle generare, in quanto riproduttrici

dell'etnia nemica, figli della propria etnia, violando l'integrità del loro corpo affinché partoriscano il loro proprio nemico.